Il ritorno del “Blue Team”: Italia vs Gran Bretagna

by Piero Cabianca
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Domenica sul campo dei Seamen Milano la nazionale italiana incontrerà i Leoni, “The Lions”, come sono più comunemente conosciuti i giocatori della nazionale inglese, per l’incontro valevole per la qualificazione agli Europei 2023.
Partita già fondamentale per la classifica del girone visto che nello stesso gruppo di Italia e Gran Bretagna è stata esclusa dalla competizione, per le sanzioni della guerra in Ucraina, la Russia.
Russia che era comunque già stata sconfitta, proprio dall’Inghilterra, nell’ottobre 2019.
La Gran Bretagna è stata Campione d’Europa 2 volte nel 1988/89 e nel 1990/91, ed è rientrata nel Gruppo A dal 2010, dopo esserne stata esclusa per alcuni anni.
Nel 2018 è arrivata 5^ agli Europei.

La nazionale britannica scende in campo


La storia del Football americano in Gran Bretagna ebbe, negli anni ’80, una sorte simile a quella italiana, quando anche lì il campionato crebbe troppo rapidamente, senza costituire una buona base duratura.
Così, quando, in seguito, gli sponsor si ritirarono, arrivò una crisi per il nostro sport d’oltre Manica, poiché non erano state stabilite delle basi organizzative di successo.
Oggi c’è anche curiosità nei confronti della Gran Bretagna, considerando anche per il fatto che, quest’anno, ci si aspettava l’entrata nella European League of Football di almeno una squadra inglese, ricordando i London Monarchs, la franchigia che ha giocato nella World League of American Football (in seguito ribattezzata NFL Europe) dal 1991 al 1997, vincendo il primo World Bowl al primo anno.

London Monarchs e Scottish Claymores


Oppure gli Scottish Claymores, squadra con sede in Scozia, esistita tra il 1995 ed il 2004, inizialmente giocando ad Edimburgo e, successivamente a Glasgow. In dieci stagioni di gioco della NFL Europe, i Claymores raggiunsero il World Bowl in due occasioni, con la vittoria nel World Bowl ’96 e la sconfitta nel World Bowl 2000.
E sapendo che il tifo inglese per il football americano è molto diffuso, come abbiamo avuto conferma anche durante le ultime partite di NFL londinesi di quest’anno, ci si aspettava un annuncio in tal senso, essendo da considerare la Gran Bretagna come bacino di utenza fondamentale per la nascita del professionismo europeo. 
Perdere perciò questo mercato sarebbe veramente un peccato. 
I campioni europei in carica dell’Italia dovranno dimostrare si essere ancora al top, e molti stanno a guardare, avendo, come esempio, la Nazionale più famosa che, invece, dopo la vittoria europea, è rimasta esclusa dai mondiali! 
L’Head Coach Davide Giuliano ha convocato 48 azzurri.
Diversi sono stati i giocatori italiani che giocano dei campionati esteri selezionati da Giuliano è dal suo staff e gli Oriundi.

Seck nella finale contro la Svezia dello scorso anno (ph. M. Pellegrini)


Da Bouah, campione ELF coi Vienna Vikings, a Ferrari e Gentili, degli Swarco Raiders, a Della Vecchia e Vergani, campioni GFL e d’Europa per club con gli Schwabish Hall Unicorns, a Seck dei N.Y.Lions di Braunschweig. Gerbino, Khay
Ovviamente le polemiche del caso per l’utilizzo di giocatori considerati da alcuni non puramente ITALIANI, non si è fatta attendere.
Polemica che puntualmente viene fuori in tutti gli sport compreso il calcio, in queste occasioni.
Oltre agli oriundi con passaporto italiano anche i giocatori provenienti da famiglie estere sono spesso guardati con diffidenza.
Ma sarà sempre più arduo sostenere queste tesi, visto i mutamenti che la popolazione sta subendo. 
Polemica avuta ovviamente anche nel flag e che si ripete ogni qualvolta qualcuno ritenga i giocatori della Nazionale non genuini.
Non sappiamo però chi considerare autentico; se chi nasce in Italia, o chi da genitori Italiani,e da quante generazioni.

Gentili entra in TD (Ph. M. Pellegrini)


Perché, comunque, da sempre, l’Italia è stato un crocevia di popoli, fin dai tempi pre romani.
Consideriamo poi le molteplici invasioni, compresa quella di Annibale, o le dominazioni, ad esempio spagnola, austriaca francese, fino agli Arabi ed ai Normanni etc.
Per quello però ci sono leggi e regolamenti.
Bisognerebbe invece soffermarsi sul capire cosa vogliamo noi da una nazionale o cosa vuol dire abbracciare l’impegno nazionale.
Sì, è vero che abbiamo bisogno di una vetrina per ben figurare a livello internazionale e
ma dobbiamo anche capire bene se la nazionale è veramente l’espressione di un movimento e di un movimento sano.
Questo è fondamentale per avere il polso della situazione del nostro sport, in Italia.
Infatti, nonostante le ottime performance europee e mondiali degli ultimi anni, il movimento comincia a segnare il passo su quello che è la diffusione ed il numero di iscritti e sta diventando preoccupante anche il moltiplicarsi delle fusioni, non più solo in campo giovanile, che comunque gioca da anni in pianta stabile sempre e solo a ranghi ridotti rispetto all’11, ma anche nelle prime squadre, vista la scomparsa di molte realtà di cui abbiamo avuto notizia anche nelle ultime ore.
Per sopravvivere molte squadre di Tackle stanno abbracciando la formula a 7, e sarà curioso vedere quella a 5 della prossima primavera, quante squadre vedrà partecipare.
Nel frattempo ricordiamoci che da noi è ancora preclusa la partecipazione al campionato di giocatori “di scuola estera” provenienti anche da Nazioni con improbabili scuole di Football Americano.
Ma anche fosse.

La difesa dell’Italia in azione (Ph. M. pellegrini)


Personalmente ho incontrato diverse squadre di americani o con molti giocatori americani.
Vinto o perso ho sempre imparato molto.
E’ vero, ammetto che alcune volte mi stavano facendo passare la voglia di giocare, ma poi è sempre tornata.
Le scuse accampate sono sempre le stesse: “c’hanno gli americani quelli che c’hanno i soldi, quelli che hanno le basi Nato vicine, gli stranieri forti quelli più vicini ai confini”.
Tutto vero, ma chiudersi e non approfittare dell’opportunità di avere in squadra, o come avversari, giocatori in più, magari anche bravi, io la considero una preclusione al miglioramento.
Ed il pensiero va a quando anche negli Stati Uniti non tutti potevano giocare i campionati ufficiali, per varie ragioni, alcune non edificanti.
Se non per giustizia o per morale, almeno si resero conto che per avere i migliori atleti e migliorare il prodotto e lo spettacolo, e di conseguenza gli incassi, dovevano aprire a tutti gli atleti disponibili nella nazione.
E così fecero, in tutti gli Sport, raggiungendo poi, come sappiamo, le vette sportive Mondiali di tutti gli sport.

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