Locker Room: Le donne del football

by La Vitty
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Si conclude anche questa settimana di partite, nuove vittorie e altre sconfitte, come sempre un gran pubblico sugli spalti in supporto della propria squadra, sugli spalti spiccano le numerose donne che ormai sono in pianta stabile al campo, manco i tifosi del calcio.

Come ogni fine partita un mare di ragazze si riversa in campo per foto con i propri giocatori, scambio di chiacchere e sguardi truci alla squadra avversaria. Ma cosa significa per le donne seguire così da vicino questo sport? Ebbene oggi lo chiediamo direttamente a loro, un dare avere che spesso non si tiene in considerazione. Fronte Panthers troviamo due fidanzate che possiamo dire storiche, Rossella compagna di Grossi e Giuliana fidanzata di Virlinzi.

A cosa rinuncia una fidanzata per seguire in questo sport il proprio amato?
Rossella: “senza dubbio il tempo libero dei week end, dato che seguo tutte le partite in casa”.
Giuliana: “noi siamo di Catania, quindi rinuncio alla sua presenza, parte il venerdì e ritorna la domenica o addirittura il lunedì”.

Giuliana con Francesco Virlinzi

Da fidanzata di un giocatore sono perfettamente conscia che non sia facile vivere con loro, voi come la vivete?
Rossella: “Ho tre fratelli e un lato maschiaccio perciò mi piace questo ambiente. Mi piacerebbe farli il culo agli allenamenti soprattutto quando vedo che non danno il massimo”.
Giuliana: “confermo, mi viene anche da prenderla sul personale quasi da scendere in campo al loro posto”.

Due ragazze veramente grintose ed affiatate, che emozioni vi suscita?
Giuliana: “A me piace tantissimo, è l’unico sport che riesco a guardare! Anche con Ciccio guardiamo le partite dell NFL, mi sono appassionata, è bellissimo”.
Rossella: “concordo inoltre è sicuramente meglio del calcio, molto più corretto. Anche se in campo si picchiano, finita la partita si salutano, si danno le pacche e si torna amici”.

Rossella

Ultima domanda riguardo alla vita sugli spalti, come la descrivereste?
Rossella: “molto bella, l’anno scorso in finale mi sono venute le mani gonfie da quanto ho applaudito!”.
Giuliana. “Anche se sono in questa squadra da poco, posso dire che il tifo non manca”.

Mentre le ragazze si accingono a tornare dai propri partner si vede qualche infortunato uscire dallo stadio zoppicando, dietro con passo deciso si trova la fisioterapista Clara Colombo. Anni nei Lions e ora nei Panthers, ormai una provetta possiamo dire, ma com’è essere una donna che lavora in questo settore prettamente maschile? Lo chiediamo direttamente a lei.

La fisioterapista Clara Colombo

“Sicuramente bisogna guadagnarsi il rispetto di tutti quanti. Per esempio in America non c’è la differenza uomo o donna, in Italia c’è tanta distinzione, il nostro coach per esempio non vede questa differenza, parlo più a livello generale di giocatori; questo dipende anche dalla squadra e dall’età dei giocatori. I più grandi sono più contenuti, i più piccolini a volte si fanno scappare un fischio o un apprezzamento di troppo. Una cosa a cui tengo molto è il come mi presento in cui mi presento, non vengo truccata o con i leggings e durante le rookie night o gli allenamenti mi alleno con loro; voglio far capire che sono parte della loro squadra”.

Non ci sono molte donne a fare le fisioterapiste per il football, come la vivi tu?
“C’è da dire che il football è uno sport molto fisico e violento ma in sé per sé loro sono dei cuori di panna, è difficile essere messa in difficoltà da loro. Sono molto buoni e tanti essendo fidanzati sanno cosa voglia dire avere a che fare con il mondo femminile. Indubbiamente è uno sport che aumenta i livelli di testosterone, mettersi al loro pari non è facile. Mi capita spesso di utilizzare battute sessuali per azzittirli, per mettermi al loro piano. È comunque un lavoro molto figo, per me la cosa più bella di tutte è il momento di fine stagione quando vengono tutti a salutarmi ed abbracciarmi come fossi un loro “BRO” e presentandomi come tale alle loro fidanzate, quella è la mia vittoria più grande”.

Un mondo al femminile quello che si cela dietro le panchine delle squadre e sugli spalti degli stadi, donne che con il loro contributo che sia medico o che sia di sostegno morale, tingono un po’ di rosa questo sport così maschio.

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