La vita, il flag, i controlli

by Marc Taccone
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Amici di TFM bentrovati, questa non è la solita storia, non è neanche una storia a dire il vero, diciamo un resoconto.

È un modo che mi è stato concesso di parlare di qualcosa di personale, difficile, pericoloso, da cui si può trarre la conclusione che il Flag Football mi ha salvato la vita.

No, non nel senso sociale, quello tutto americano, che se ce la fai sul campo puoi abbandonare la periferia di Philadelphia e tirarti fuori da situazioni troppo pericolose, io parlo letteralmente, il Flag Football mi ha salvato la vita.

A fine febbraio ho iniziato ad accusare due sintomi mai intervenuti in vita mia, dopo anni a giocare impari a capire cosa ti dice il tuo corpo, una leggerissima vertigine che non mi impediva di fare nulla, anzi, sembrava di essere un pò brilli in ogni momento della giornata, ma un mal di testa localizzato nella nuca così atroce da impedirmi anche di fare le operazioni più semplici.

Andava risolto e così ho cominciato a prendere un antidolorifico per poter almeno pensare a cosa fare, ma con questo il mal di testa è sparito lasciandomi solo con l’allegra vertigine, che tutti quelli che conosco e non sono medici avevano già diagnosticato come labirintite.

Fatto sta che gli impegni sono tanti, il lavoro in questo periodo è ingestibile e poi c’è il Flag Football che si avvicina a grandi passi all’esordio dei Celano Knives, emanazione della mia società sportiva di cui i Pescara Speck sono la parte tackle. Non avevo tempo.
I Knives sono all’80% rookies, gente che stiamo tirando su da febbraio con il recruiting e insegnando a giocare da 0, non potevo abbandonarli sul più bello, ma mi sono accorto che la vertigine, che non mi infastidiva in nessun modo negli altri ambiti della vita, mi impediva di far vedere e fare gli esercizi con i ragazzi, il livello dell’allenamento stava scemando per me, non potevo migliorare nessuno in quelle condizioni.

Così mi sono deciso a marcare visita, solo per i ragazzi del Flag.
Visita all’otorino e al centro cefalee, dopo un mese, e vabbè, intanto continuo come nulla fosse. A fine aprile arriva il turno dell’otorino, alla fine della visita mi dice che l’impianto acustico e vestibolare funziona alla perfezione, sulle prime ero contento, ma poi suggerisce una risonanza magnetica, anzi, la prescrive. Urgente.

Passa un’altra settimana e vado a farla. Subito dopo la dottoressa mi mette il referto in mano e mi dice di portarlo subito dal neurologo perché ho una ciste in testa. La notizia non mi preoccupa, uno perché in queste cose sono piuttosto fatalista, ma soprattutto perché non ho chiaro cosa possa comportare.
Per farla breve il neurologo mi consiglia di farmi ricoverare immediatamente magari passando dal pronto soccorso.
Sballottato vado a casa, lo dico a Patricia, mi preparo lo zaino e saluto le bambine come se dovessi tornare il giorno dopo, non sarà così.

La ciste che hanno trovato è di quasi 5 cm e si trova incastrata tra cervelletto destro inizio del tronco spinale, ha una escrescenza spinge sul tronco causandomi i sintomi, segno che sta crescendo e si trova nel centro nevralgico di tutti i movimenti del mio corpo. Va rimossa. Subito.

Inutile dire che c’erano percentuali sulla paralisi e molte meno sulla morte, come è inutile dire che se avessi aspettato ancora sarebbe stato peggio.
L’operazione è stata un successo, ora devo solo riprendermi fisicamente e starò esattamente come prima ma senza una susina nel cervello, e ciò che che c’è di bello in questa storia è che tutti quelli coinvolti hanno operato al massimo dell’efficienza, e che la cura nel reparto di neurochirurgia di Pescara è stata di grande aiuto.

Ora sono a casa, debole ma felice, tornerò tra un mese, forse, alla piena efficienza e quello che sto per dirvi è quello che ho imparato.
Ascoltatevi, sentite cosa dice il vostro corpo, non rimandate una visita solo perché è difficile e te la mettono a 3 mesi, non ignorate i segnali. Io non lo farò più.

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