Locker Room:Alberto Vanni

by Francesco Torluccio
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Coach Alberto Vanni è un pezzo di storia del fooball americano bolognese: nel 1985, a 15 anni, inizia a giocare come ricevitore nei Doves Bologna con cui vince il Campionato Under 20 nell’ ’86 e nel 1987 entra a far parte della prima squadra con cui ha la fortuna di allenarsi al fianco di atleti che fanno parte stabile della Nazionale e di un coaching staff quasi completamente composto da americani. Da loro imparerà tantissimo e riuscirà a ritagliarsi spazio come Punt e Kick returner.

Alberto Vanni in azione coi Doves negli anni ’80

A fine ’89, anno che vede il declino delle due rivali Doves e Warriors, è tra i primi ragazzi che pur di giocare spinge le due società a unire le forze, contribuendo fattivamente alla nascita dei Baf Bologna American Football nel 1990 con i quali giocherà saltuariamente per via della leva militare.

Nel ’91 passa ai Phoenix San Lazzaro e cambia ruolo, affascinato dal contatto e dall’adrenalina che ne consegue, prima come Cornerback e poi Safty. Con i Phoenix assaporerà anche l’amaro della sconfitta nel Superbowl di Monza contro i Giaguari, anche se, dirà successivamente, quella sconfitta gli diede più che una vittoria.

Nel ’93 e ’94 torna con l’altra metà di amici ai Warriors ma, poi, per motivi di lavoro si allontanerà solo virtualmente dal football giocato per rientrare nel 2014 come allenatore, prima del neonato settore Flag e poi Tackle.

Come allenatore ama lavorare con i giovani e con loro ha avuto grandi soddisfazioni: 3° posto Under 15 Flag 2014, 2° posto Under 13 Tackle 2015, 2° posto Under 17 Flag 2019 (assieme ai Warriors).

Nelle squadre senior ha avuto principalmente il ruolo di Offensive coordinator e dalla scorsa stagione quello di Head Coach.

Per lui, che a 12/13 anni correva da una parte all’altra della città per andare a vedere la propria squadra del cuore, è un grande motivo di orgoglio poterla allenare, auspicando di trasmettere questa grande passione ai ragazzi.

Coach Vanni ci tiene a sottolineare quanto il football gli abbia regalato e tra le cose più preziose c’è sicuramente il fatto di aver condiviso il campo da giocatore con il figlio Giacomo Vanni, oggi fondamentale quarterback dei Doves Bologna.

Come identificate e sfruttate i punti deboli degli avversari?

Da offensive coordinator cerco se possibile di visionare i video delle difese che andremo ad incontrare provando ad interpretare sia le caratteristiche dei giocatori che le tendenze a livello tattico degli allenatori avversari. Poi durante le partite utilizzo un game plan che preparo in base alle varie situazioni di gioco e che cerca di mettere in risalto le qualità dei giocatori che ho. Cerco di mantenere le cose semplici visto che uno dei problemi più grandi è quello di avere giocatori che pur praticando il football lo guardano e conoscono mediamente molto poco. I social e i videogame negli ultimi anni sono sicuramente di aiuto ma la realtà del campo è tutta un’altra cosa, il nostro compito come Coach è cercare di colmare questo gap di conoscenza.

Come vi adattate a squadre con stili di gioco diversi dal vostro?

Il metodo ovviamente è sempre quello per ogni partita, fare lo scout degli avversari, anche se in Italia non è sempre facile reperire i video. In definitiva il gioco si evoluto e le strutture degli attacchi pur modernizzandosi possono avere aspetti di giochi “old style” ed un pò power football che però ogni defensive coordinator conosce e su cui si sa adattare. Il football è sostanzialmente così, Io faccio dei cambiamenti fintanto che il mio avversario non si adatta a sua volta, in quel momento sarò io di nuovo a modificare qualcosa. In allenamento cerchiamo di riproporre formazioni e giochi dei nostri avversari così da essere pronti nel giorno della partita, in questo senso cerchiamo nel nostro piccolo di fare lo scout come lo fanno ad altri livelli, le partite si vincono durante la settimana con un buon lavoro dentro e fuori dal campo.

Vanni coach dei Doves

Quali sono le qualità che cerchi nei tuoi giocatori, oltre al talento atletico?

Personalmente e come squadra cerchiamo di costruire un ambiente nel quale i ragazzi ma anche i loro familiari possano sentirsi partecipi ed identificarsi, questo sicuramente passa attraverso valori di rispetto ma anche di impegno che soprattutto per i più giovani sono la base per una crescita personale. Non a caso il nostro “cheer” finisce con Family. Non dobbiamo dimenticare come Coach che oltre ad avere gruppi eterogenei per età e fattori personali, tutti hanno giornate piene tra lavoro o studio e fanno questo sport per divertimento. Il Football è uno sport che mette a nudo le caratteristiche personali sia fisiche che mentali e di conseguenza per un allenatore oggi è fondamentale tenere conto di tutta una serie di fattori che vanno a influenzare il giocatore e cercare di capire il mondo migliore per approcciarsi a lui e ottenere da lui il meglio.

Come motivi i tuoi giocatori a dare il massimo in ogni partita?

Il bello del fooball è che sia giocato da persone ognuna delle quali ha caratteristiche diverse dal compagno che ha a fianco. Nel giorno della partita ognuno ha un modo differente di approcciarsi a scendere in campo chi è più teso e nervoso chi più calmo e rilassato. Di solito non faccio grandi discorsi se non cercare con brevi frasi di portare la squadra al giusto grado di concentrazione, solitamente l’adrenalina personale di tutti allenatori compresi è a livelli alti ma anche quella va controllata. La mia convinzione, che può sembrare ovvia è che come affronti il lavoro in settimana sul campo si rifletterà poi in partita. Questa cultura di “lavoro” che sia io che gli allenatori dello staff abbiamo arriva da quando eravamo noi stessi giocatori ed è quello che siamo cercando di trasmettere a nostra volta.

Quali sono le sfide più grandi che il football americano deve affrontare secondo te?

Nel football ogni sfida è complicata ma non per questo poco avvincente e stimolante. Per la situazione in Italia penso che lo spostamento in basso dell’età in cui i giovani cominciano a praticare football sia fondamentale, negli ultimi dieci anni il lavoro fatto è stato importante ma sia società che federazione devono continuare, ancora troppe squadre fanno fatica in questo senso. Noi come Doves stiamo investendo molto sui giovani con un progetto strutturato che sta già dando dei risultati, bisogna crederci, essere ambiziosi ed avere ben chiari gli obiettivi.

Vanni con lo staff dei Doves

Quali sono i tuoi obiettivi per questa stagione e per il futuro della tua squadra?

Dico sempre che eseguiamo un gioco alla volta, e solo su quello dobbiamo concentrarci. Quest’anno come il precedente abbiamo inserito nuovi elementi che provengono dalle giovanili che come spesso accade hanno poca esperienza ma altri più formati sono rientrati. La cosa positiva è che tutti si sono ben integrati e avendo buoni numeri agli allenamenti si può programmare ed eseguire un lavoro a lungo termine. La competizione che cerchiamo di mettere tra giocatori è finalizzata a farli crescere e ad avere l’occasione di dimostrarlo nel momento in cui saranno chiamati in causa. Con lo staff di allenatori siamo ben affiatati conoscendoci da tempo, e la risposta dei ragazzi è positiva, vedo voglia di migliorarsi e buon entusiasmo. Puntare ai playoff credo sia possibile, e come me anche tutta la squadra.

Quale è il tuo ricordo preferito da tifoso di football?

Di ricordi ne ho parecchi, dalle file ai botteghini per poter trovare i biglietti delle partite (alla fine era meglio fare l’abbonamento almeno ero sicuro di entrare e non perdermi neanche un minuto di partita) ai Superbowl stipati di pubblico, sia che giocasse la mia squadra sia che non ci fosse. Il viaggio in Vespa con mio fratello per seguire i Doves nel Eurobowl ’86 in Olanda è sicuramente quello che il mio fondoschiena ricorda di più. Non sono un nostalgico e penso che il football attuale (quello in America in particolare) sia più bello e attraente di quello “anni 80″… la solita diatriba Italiana, ma in Italia avere più pubblico sarebbe un dei traguardi principi da perseguire per squadre e federazione.

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