Locker Room: Paolo Caprio

by Francesco Torluccio
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Un’esperienza trentennale tra campo e sideline per Coach Paolo Caprio, oggi HC dei Legionari Roma.
Classe ’74 , a 16 anni si avvicina al football quasi per scherzo allenandosi per due anni con uno sparuto gruppo di compagni senza però effettuare partite. Nel 1992 approda alle giovanili dei Gladiatori con le quali disputa tre campionati registrando due finali perse contro i Lions Bergamo e una vittoria contro i Phoenix San Lazzaro nella splendida cornice dello Stadio Flaminio nel 1995.

Il giovane Paolo Caprio in maglia Gladiatori negli anni ’90


Saranno tre anni intensi, giocati tutti nel doppio ruolo di linea d’attacco e difesa, anni che lo vedranno anche disputare gli Europei Under 21 a Berlino (1994) e trovare spazio come linea d’attacco titolare in prima squadra, giungendo alla finale di prima divisione contro i Frogs Legnano a Cesenatico nel 1995.

Finale di Cesenatico tra Gladiatori e i Frogs


La partita lascerà l’amaro in bocca e decreterà la vittoria della squadra lombarda la quale porterà a casa il suo sesto e ultimo Italian Bowl ma sarà anche l’anno della consacrazione nella nazionale maggiore dove disputerà due partite valevoli per la qualificazione europea, la prima contro il Belgio e la seconda a Parigi contro la Francia.

Nel 1997 lascia i Gladiatori e dopo il servizio di leva si unisce al progetto per la creazione di una nuova realtà sportiva dando vita ai Barbari Roma Nord dove, già qualificato come allenatore, contribuisce sia in qualità di giocatore che di tecnico delle giovanili, ricoprendo il ruolo di offensive coordinator.

Allenatore dell’Under 21 dei Barbari Roma Nord

Gli insegnamenti di Enrico Moglioni, formidabile QB che aveva militato nelle Linci Roma e nei Cavalieri Castelli Romani saranno determinanti per aiutarlo a portare i ragazzi delle giovanili a tre finali di cui una vinta nel 2005, anno in cui, coi colori dei Barbari, vince anche il campionato Cif9 in finale contrapposto ai Blue Storm Busto Arsizio.

Nel 2007 per motivi familiari e per incomprensioni interne lascia i Barbari e nel 2012 si avvicina alla LegioXIII come giocatore/allenatore e successivamente solo come allenatore. Dopo un altro periodo lontano dai campi quest’anno torna in sideline con il ruolo di Head Coach dei Legionari pronto a trasmettere la sua esperienza e i suoi valori ad un gruppo che promette di far vedere del gran bel gioco.

Qual è la filosofia offensiva/difensiva che la tua squadra implementa e perché?

Come strategia in attacco cerco di alternare il più possibile le corse ai lanci rigorosamente in formazioni sempre diverse. Faccio questo per mettere in difficoltà la difesa avversaria, mentre per quello che riguarda la difesa, l’intento è quello di mettere molta pressione sugli avversari per portarli al possibile errore o distrazione.

Qual è la partita più memorabile che hai allenato e perché?

La partita più memorabile risale al 2005, l’anno della vittoria in cif 9. In particolare la semifinale contro Cagliari, i quali arrivavano dalla vittoria del titolo l’anno precedente. In generale c’è da dire che in quegli anni le partite contro i sardi erano sempre memorabili! Ricordo che in quella partita ho giocato e allenato infortunato, è stata veramente dura e memorabile.

Un Legio XIII vs Crusaders

Qual è la decisione più difficile che hai dovuto prendere come capo allenatore?

Una delle decisioni più difficili che ho dovuto prendere come capo allenatore è stata quella di rispettare la regola per cui chi non si allena non gioca. Ho tenuto in panchina per tutta la stagione un fortissimo giocatore, addirittura arrivato in nazionale, per non tradire chi si impegnava nella costanza degli allenamenti e fargli capire la scorrettezza del suo comportamento. La lezione però ha dato i suoi frutti perché, come ho detto prima, dopo questa esperienza il ragazzo è arrivato in nazionale.

Come gestisci i conflitti all’interno della squadra?

La tensione della partita, la pressione per la conquista di un posto da titolare in una squadra numerosa a volte sfocia in attriti, l’importante è che tutto rimanga sempre all’interno della normale dinamica della competizione, ricordando sempre ai ragazzi che quello che succede in campo, rimane in campo. Questo è determinante per non ledere lo spirito di squadra che, più è forte, più si consente di portare a casa risultati (pura esperienza personale).

Qual è il miglior consiglio che hai ricevuto da un allenatore?

Il miglior consiglio che ho ricevuto da un allenatore, in particolare da Enrico Moglioni, è quello di capire che ogni giocatore ha delle proprie potenzialità per le quali può essere sfruttato al meglio, questo con lo scopo di avere il miglior apporto possibile per la squadra e di valorizzare le qualità del singolo.

Coach Caprio ai Barbari

Come pensi che il gioco si evolverà nei prossimi anni?

La mia squadra si sta muovendo anche a livello scolastico questo secondo me è un buon punto d’inizio per far conoscere a tutti questo sport meraviglioso.

C’è un aneddoto divertente o una storia interessante che vorresti condividere con i tifosi?

Mi dispiace non mi viene in mente nulla da poter condividere coi tifosi però è bene sottolineare quanto sia fondamentale per questo sport il seguito e la tifoseria ed è importante che i tifosi imparino a tifare per lo sport e non contro o a favore di una squadra. Tifare per questo sport è l’unico modo per farlo progredire in maniera costruttiva.

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