Nomen Omen

by Marc Taccone
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In tutte le discussioni che riguardano i runningbacks e in particolare i migliori del ruolo, qualcuno inserisce sempre un certo Jim Brown, e tutti giù ad annuire come se lo avessero visto giocare, ma in realtà, nel bel paese, non credo siano mai state mandate in onda immagini di Jim Brown, da nessuna delle emittenti attuali, in nessun caso.

Quindi ecco che il servizio sociale di questa rubrica vi viene in aiuto.

Chi era Jim Brown e perché entra di diritto nella top 5 di ogni analista americano che parla di runningbacks?

La risposta “perché ha fatto vincere un campionato ai Cleveland Browns nel 1964” dovrebbe di diritto essere sufficiente, ma l’abbondanza statistica non può non essere presa in considerazione. Ma prima di parlare del “cosa” cerchiamo di capire il “chi”.

I Browns del 1964

Jim Brown nasce il 17 febbraio del 1936 in una cittadina costiera della Georgia, in quel sud profondo dove si sente chiamare “boy” in continuazione, e crescendo mostra doti atletiche talmente fuori dal comune da ricevere, ancor prima di Selma, Martin Luther King, Malcom X e le pantere nere, un segno della crescente emancipazione dei neri, con la borsa di studio alla Syracuse University.
La sua carriera universitaria ha il crisma della poliedricità, eccelle nel baseball, nel basket, nel lacrosse e nel football americano, per altro, in questi ultimi due sport raggiunge le hall of fame ncaa, uno dei pochi ad esserci riuscito.

Jim con la maglia degli Orange di Lacrosse


La maturità fisica ci restituisce un runningback di 188cm, che sarebbe oversized anche oggi, estremamente difficile da portare giù, ed infatti uno dei record più inossidabili di Big Jim sono le oltre 5 yards a portata in carriera, irreale.

Brown viene scelto al primo giro dai… Browns, il destino nel nome, e nelle successive 9 stagioni partecipa a 9 pro bowl ed è nove volte all pro.

Jim Brown con i Browns

A parte tutti i recod stabiliti e durati fino ai giorni nostri, come quello di aver chiuso con oltre 100 yards a partita, assurdamente, quello che fa di Jim Brown una vera e propria leggenda è il fatto di aver aperto gli occhi di programmi universitari e general managers al potenziale degli atleti di colore, qualche anno dopo Kenny Washington, nel football americano che fino ad allora, per la solita narrazione biancocentrista, erano indisciplinati e non in grado di assimilare schemi complessi.

Fu George Marshall, presidente dei Washington Redskins, che ebbe a dichiarare: “se dici ad un n**** di correre in una corsia sarà probabilmente il più veloce di tutti, ma digli di girare a destra o a sinistra e ti farà una frittata”.

Ora appare chiaro il motivo per cui il nickname della squadra della capitale fosse insopportabile per la società civile, non tanto perché la parola “pellerossa” potesse essere interpretata negativamente da chicchessia, fatto sta che ai nativi non piace, ma proprio perché il presidente che ne approvó l’utilizzo era un razzista riconosciuto.

George Marshall


Jim Brown sdoganó l’idea che gli afroamericani erano atleti di un livello superiore per velocità, rapidità ed elevazione, e le posizioni che richiedevano quel particolare skills set iniziarono a riempirsi di atleti di colore. Nel momento in cui scriviamo non c’è un solo titolare di uno spot da cornerback in NFL che abbia la pelle bianca.

Molti dei record dei Cleveland Browns appartengono tutt’oggi a Jim Brown che giocó solo nove stagioni, con un massimo di 14 partite a stagione, e vista la tendenza inarrestabile verso un gioco più arioso, fatto di lanci, e a comitati di runningbacks anziché il singolo deus ex machina a cui affidare il pallone, c’è la concreta possibilità che restino a suo nome per sempre.

La prematura fine della carriera da giocatore fu dovuta all’altra sua carriera in essere, e cioè quella di attore, ed, in particolare, allo screzio dello stesso Brown con il proprietario dei… Browns che voleva impedirgli di concludere il suo lavoro in “Quella sporca dozzina” richiamandolo agli allenamenti estivi di squadra.

Locandina del film


Tra gli altri film girati da Jim Brown, si ricordano Mars Attacks!, L’implacabile, Buio oltre il sole, Base artica Zebra, e Ogni maledetta domenica dove potete ricordarlo nella parte di Montezuma Monroe, il coach della difesa, oltre alle diverse partecipazioni a serie televisive quali Supercar e CHIPs.

Jim Brown è anche impegnato nel sociale, lavorando con i bambini delle zone più malfamate di Los Angeles attraverso il programma Amer-I-Can, da lui fondata nel 1988.

Qui Jim Brown in Ogni Maledetta Domenica in compagnia di Lawrence Taylor


Se con tutte queste argomentazioni non vi abbiamo ancora convinto a tenere presente Jim Brown quando compilate tutte le vostre classifiche dei RBs più forti della NFL allora davvero non c’è più speranza per voi.

Pentitevi!

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