Locker Room: Federico Forlai

by Marco Masi
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Capitano della squadra campione d’Europa, che sensazioni ti danno queste parole?

Ci sono dentro due concetti diversi:
il primo e più evidente è il traguardo, l’essere campioni d’Europa, una gioia indescrivibile e il punto esclamativo di un movimento che se lo meritava tutto. 
Il secondo riguarda il percorso. Si è capitani da molto prima dell’elezione e lo si è a prescindere da essa. Io, Finny e Tricky (insieme al Comandante) siamo insieme in Blue dal 2013 e credo che il nostro merito, se ce n’è uno, è quello di aver creato una certa attitudine nel gruppo. Un certo modo di vivere la parte off the field: bonaria, giocosa e divertente. Un certo modo di vivere la parte on the field: all business e con un’asticella posizionata sempre piuttosto in alto. E devo dire… non ci siamo ancora accontentati.

Coach Giuliano ha detto che a fare la differenza è stato il fatto che avete “lavorato” più delle altre nazionali. Quanto ha influito questo nelle prestazioni?

Non so se sia una questione di “quantità” o di “qualità”, sicuramente non riesco a fare paragoni, sono abituato a guardare solo in casa mia. Sicuramente i lunghi ritiri, sia quello di agosto che questo, ci hanno dato la possibilità di lavorare con grande concentrazione, facendo anche maturare quel senso di gruppo di cui parlavo poco fa.

Questa vittoria è secondo te un’espressione reale della crescita individuale e tecnica dei giocatori italiani o solo una serie di eventi favorevoli?

La fortuna nel football, così come in tante altre aree della vita, non esiste. Esistono la preparazione, la costanza, le scelte individuali e di gruppo. Tutto il resto sono reazioni.

Il capitano Federico Forlai – Ph. Monica Audoglio

Cosa ti aspetta nel prossimo futuro? E nel 2023 i mondiali…

Personalmente ci si ferma, si razionalizza e probabilmente si cambia. Si ricomincia. Si riparte con nuovi stimoli e nuovi punti di vista.
Come squadra non cambia nulla, si lavora e si cerca di migliorare raduno dopo raduno, indipendentemente dall’avversario e dal palcoscenico.


Infine una dedica a quelle persone che sacrificano il loro tempo con te per permetterti di giocare, bene, a football americano, chi sono?

Family first, mia moglie Giulia e mio figlio Leone che sono i primi a subire le conseguenze della mia scelta sconsiderata (quella di giocare a football).
I miei genitori che mi hanno sempre sostenuto, anche quando le giunture mi suggerivano di ripensarci.
Ultimi ma non ultimi… Mentre io e i miei compagni (coach compresi) ci godiamo la meritata gloria, mi piace pensare ad un movimento che è spesso fatto di “invisibili”, ci sono tantissime persone che lavorano nell’ombra per fare funzionare una macchina complessa come quella della nazionale:
medici, fisio, fotografi, Paolino, Gio, Doudou, Manfredi, Diego (sant’uomo) e, ovviamente, Salvo che non c’era ma c’era.

Si alza la coppa. Ph: Manuela Pellegrini (Mapel)
Caccialupi, Rossi e Forlai. Ph: Manuela Pellegrini (Mapel)

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