The Italian Army

by Marc Taccone
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Durante la seconda guerra mondiale gli americani stanziarono talmente tanto in alcune regioni che vi presero moglie. Queste ragazze che tornavano insieme ai soldati negli stati uniti erano generalmente appellate col nomignolo di “War Bride”, ed una di queste era la graziosa Gina Parenti, che doveva avere la schiena ben dritta perchè in un’epoca non esattamente semplice, ed in una terra piuttosto aspra ed avara di modernità, come la Sicilia del 1945, si era scelta un soldato di colore con cui dividere il talamo.
Fu così che nel 1950 i due sposi diedero alla luce un bel maschietto con lineamenti caucasici ed una pelle bronzea.
La schiena dritta di Gina la ebbe vinta anche su una faccenda delicata come il nome da dare al nascituro, io mi immagino il padre, il signor Cad, che insiste su un nome
“Cara, siamo in america, il bimbo deve avere un nome che sia facilmente comprensibile, come Elijha, senti come suona bene, Elijha Harris”.
E la piccola, ma risoluta Gina che risponde
“Non se ne parla Cad, nostro figlio avrà il nome di mio padre!”
Così il 7 marzo del 1950, figlio della guerra, nasce Franco Harris, uno dei giocatori più amati della storia della NFL.

Franco, Gina e Cad Harris

Ora di Franco esistono biografie, statistiche accurate della sua carriera tra Penn State e Pittsburgh, ed è tutto accuratamente documentato. Non si parla strettamente di Franco in questo articolo, ma di qualcosa che lo riguarda in maniera particolare, ma per descrivere Franco Harris bisogna anche descrivere la sua giocata più famosa, e qui, con la solita dissacrante noncuranza americana, che si consuma il secondo incrocio del gigante afro-italiano con la sua terra d’origine. Dal football americano però si deve sconfinare nel sacro.

Franco Harris in divisa Steelers

L’immacolata concezione è un argomento difficile da trattare perché suscita un ammirato sgomento e senso di estatica fatalità nei credenti, ma è anche, probabilmente, l’argomento biblico che scatena maggiore ilarità negli atei, non senza un senso di affettuosa comunione con Giuseppe, vittima inconsapevole e suo malgrado. Ma trattandosi della Madonna, regina assoluta nella nostra terra natìa, qualsiasi riferimento viene preso tremendamente sul serio. Non così negli USA, dove, cercando di descrivere un pallone nato dal nulla, e in maniera quasi divina ritrovatosi nelle mani di Franco Harris, viene coniato il nomignolo di “immacolata ricezione” per descrivere l’azione più famosa mai giocata dal nostro non-protagonista.

È il 1972, e si sta giocando il divisional round, una sorta di quarto di finale se si considera il Super Bowl come la finalissima, dei playoff di quell’anno tra i Pittsburgh Steelers del nostro Franco e gli Oakland Raiders, quelli col teschio dei pirati sul casco per i non addetti.

Il casco dei Raiders

Mancano 5 secondi alla fine, Terry Bradshaw, il quarterback di casa, è sulle proprie 30 yards e lancia un pallone che in nessun caso potrebbe raggiungere la zona di meta. Il difensore, ad ogni buon conto, decide di smanacciare la palla prima che il destinatario possa riceverla, con un colpo talmente forte che la palla esce dall’inquadratura.
In quel momento, proprio in quell’istante alcuni tifosi Steelers hanno spento la tv per frustazione e disperazione, accorgendosi di aver fatto una cazzata dalle urla immediate dei vicini di casa, un po’ come quando, studente a Roma mi affacciavo al balcone durante un derby per seguirlo tramite le urla e il baccano dei vicini romanisti e laziali.
La palla respinta con forza finisce dalle parti di Franco Harris, che la prende al volo ad un centimetro dalla morte e con la caratteristica corsa ingobbita la accompagna con forza fino alla endzone. È il 23 dicembre e il commentatore esclama “do you believe in christmas miracles?”
Nasce così l’immacolata ricezione che la NFL chiederà di replicare, ad un Franco Harris quasi settantenne, per il promo più bello della storia, quello della centesima stagione della NFL.

Allo stadio di Pittsburgh, il Three Rivers Stadium, ad esultare per l’incredibile vittoria degli Steelers e del loro beniamino c’è “The Franco’s Italian Army” un colorito gruppo di signori con gli elmetti da militare che seguono le gesta del figlio di Gina Parenti incitandolo dall’inizio alla fine della partita. Tutti, orgogliosamente e inderogabilmente, di origine italiana.

La “The Franco’s Italian Army”

Tony Stagno

“ho baciato Dio”

Ma per conoscere questi bizzarri precursori del tifo mascherato, e le ragioni della loro nascita, bisogna tornare indietro di un paio di anni, a quando gli Steelers erano poco più che una barzelletta, il Three Rivers non esisteva ed in città aleggiava lo spettro di una pesante crisi economica. L’atmosfera al vecchio Pitts Stadium era demoralizzante e al Pizzaiolo Al Vento comincia a frullare in testa un’idea che con il socio Tony Stagno realizzano quando alla corte degli acciaieri arriva il ragazzone col nome italiano. Dare vita ad una organizzazione di tifosi che si basasse sulla gerarchia militare ma con un inconfondibile sapore mediterraneo, fatto di mega picnic sugli spalti con pietanze tipicamente italiane, misteriosamente accompagnate dal vino, che con qualche stratagemma riuscivano sempre a far passare dai controlli. L’entusiasmo cresce di partita in partita e nello stadio cominciano a spuntare altre mini armate, irlandesi, israeliane, afro, ma nessuna ottiene il successo vero della Franco’s, successo sancito dal riconoscimento della stessa squadra degli Steelers quando invita Al Vento e Tony Stagno a Palm Springs, sede del ritiro prima dei Playoff del 1972. Stagno, che riesce a far indossare l’elmetto dell’armata al presidente della franchigia, al ritorno a casa dirà a sua moglie, precorrendo quello che sarà l’amore dei napoletani per Maradona e dei romanisti per Totti, “ho baciato Dio” riferendosi all’incontro con Franco Harris.
Ma c’è un altro particolare che distingue l’armata italiana da tutte le sue bislacche imitazioni, l’uso, esagerato e volutamente evidenziato, di tutte le scaramanzie possibili ed immaginabili importate dalla vecchia Italia e messe in mostra nella fredda Pittsburgh. E così sugli spalti, oltre al pane, le salsicce e il vino, fanno la loro comparsa corni, cornetti e corna, una novità assoluta per gli americani che non avevano mai visto tanta superstizione tutta insieme.
Ed ecco che il destino di Franco Harris decide di compiersi il 23 dicembre 1972 mentre gioca il divisional contro i Raiders di Jhon Madden (si, quello del videogioco) di cui abbiamo già parlato. Una televisione locale sta riprendendo le gesta dell’armata italiana e quando Terry Bradshaw sta per cominciare l’ultima azione della partita lanciando in aria una preghiera dalle immagini della TV locale si vede Stagno che svita la testa di uno dei cornetti a cui è attaccata una mini statuina della Madonna. Lui prende la statuina e la alza al cielo e 5 secondi dopo Franco Harris raccoglie quel pallone smanacciato e va a segnare il touchdown del definitivo sorpasso.
Ecco l’origine di “Immaculate Reception”.
Ad oggi se andate a Pittsburgh e tifate Steelers non potete non andare a trovare Al Vento nella sua pizzeria e farvi raccontare i fantastici anni 70, ed io non posso fare a meno di pensare che in Sicilia ci sia un paese totalmente ignaro di aver dato i natali alla mamma di Franco Harris.
Lo so che è lungo, scusatemi ma meno di questo non era proprio possibile.

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