EUROPEAN BEST: MAXIMILIAN VON GARNIER

by Simone Paschetto
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Ci sono nomi che sembrano essere destinati a determinare il destino, non banale, di chi li porta e Maximilian von Garnier è uno di quelli. Non a caso, in un’intervista di oltre venti anni fa (pochi giorni prima della finale di Champions’ League tra Hamburg Blue Devils e Lions Bergamo, vinta da questi ultimi), Peter Glauche lo definisce “un nome da romanzo della Belle Epoque” e del resto i von Garnier sono una famiglia di antico lignaggio, emigrati dalla Francia in Germania nel XI secolo.
E il nome di von Garnier o “Mega Max”, la storia del football, a suo modo, l’ha fatta.
Questo signore di oltre 50 anni che potrebbe sembrare tranquillamente un dirigente della Deutsche Bank o della Audi, è stato l’icona degli Hamburg Blue Devils negli anni novanta, quando il football tedesco prese il largo sul resto d’Europa.

Mega Max in divisa Blue Devils (ph. Gettyimage)

Nato nell’allora Berlino Ovest nel 1971, Max si avvicina al football a fine anni ottanta, non senza scetticismo. Ha conosciuto il football durante una vacanza negli Stati Uniti, assistendo a partite della NFL dal vivo, ma la scintilla non era scattata, è solo l’insistenza degli amici a spingerlo a provare con la squadra di Charlottenburg, il suo quartiere, i Berlin Rebels. Sarà la complicità dello spogliatoio, il riscaldamento passato tra chiacchere e battute o l’odore dell’erba del campo, ma è amore a prima vista.
Sotto la guida del suo primo coach, Javier Cook* , von Garnier cresce e migliora fino a farsi notare dagli Hamburg Blue Devils.

E’ il 1992, la Germania si è riunificata da meno di due anni, Berlino senza Muro è di nuovo la capitale della nazione, ma Max si trasferisce nella città Anseatica. Fino ad allora Amburgo era rimasta ai margini della storia. Nel primo decennio di vita del football tedesco, infatti, c’è posto per Francoforte, Berlino, Colonia, Dusseldorf, ma non per la capitale del Nord.
Diversi club si sono avvicendati negli anni, Pirates, Vikings, Dolphins, Silver Eagles, ma nessuno dominante, fino a quando Dolphins, Hornets e una squadretta di quartiere, i Rubberducks decidono di unirsi e dare vita al Team Hamburg, di lì a poco, i Blue Devils.

Il ricevitore in tenuta di gioco

Degli Hamburg Blue Devils Maximilian von Garnier diventerà il simbolo.
Gli esordi dei diavoli blu catapultano Mega Max sul palcoscenico di un football europeo sempre più germanocentrico. Sono gli anni della NFL Europe a trazione tedesca e nel 1995 von Garnier va a roster con i Rhein Fire. Ma la parte dell’animale in gabbia non si addice a chi, sin dall’anagrafe, è destinato a distinguersi e così, non contento di “fare numero”, Max torna ai Blue Devils.
Con gli HBD Max diventerà Campione di Germania nel 1996, 2001, 2002, 2003, campione d’Europa nel 1996, 1997 e 1998, mentre con la Nationalmannschaft, la nazionale tedesca, vince gli Europei 2001 e partecipa ai Mondiali 2003.

Ancora Max porta la palla per la formazione di Amburgo

Malato di football, sin dallo scorso secolo Von Garnier si dedica anche ad allenare, iniziando con le giovanili dei Blue Devils. Una volta appeso il casco al chiodo nel 2008 si dedica al ruolo di coach, prima con i junior dei Blue Devils, poi la nazionale U19 con cui vince gli Europei di categoria nel 2008 in Spagna.
Completamente identificato con il sodalizio di Amburgo, ne diviene Head Coach e dirigente, contribuendo alla riconquista del posto GFL, perso dopo la crisi finanziaria del team verso la fine degli anni zero.
Le capacità di Max gli valgono riconoscimenti internazionali di grandissimo valore, nel 2012 è parte del coaching staff del World Team U19 per la tradizionale sfida contro il team USA, mentre nel 2014 vince gli Europei con la selezione senior nella meravigliosa finale del Prater di Vienna.

Oggi il cinquantenne von Garnier è un felice padre di famiglia, lavora nell’organizzazione di eventi ed è sempre attivo nel mondo del football, è infatti il volto di Kick-off Magazine, il programma televisivo sulla GFL su Sport1.
Come aveva predetto venti anni fa in quell’intervista a Die Welt.

von Garnier oggi


*all’improvviso un ricordo personale, Javier Cook, nato a Madrid, coach dei Lions Bergamo campioni d’Italia 2006, era insieme a Shuan Fatah nel coaching staff dei Berlin Adler quando scesero al Comunale di Torino per i quarti di finale di Coppa Campioni, 34-12 per i torinesi nel fango davanti a 3000 persone, io ero in tribuna con Bebo Nori e il qb degli Skorpions Zanella, dovevamo dare una mano nella lettura della partita a Zoncati, io avrei dovuto fare da “staffetta”, non ce ne fu bisogno, all’intervallo eravamo 27-0.

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