John Madden – una vita per il football

by Piero Cabianca
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Vorrei tentare di esprimere il mio sentimento nei confronti di quest’uomo. Ci sono stati molti personaggi nella storia del football americano e dello sport in generale che ci hanno affascinato e fatto sognare di essere a competere al loro posto.
Ma nella realtà dei fatti, per il sottoscritto, ci sono personaggi che ha avuto veramente una vita che trovo invidiabile; ed uno è proprio John Madden.
La storia di questo personaggio è una storia densa di avvenimenti, di scelte, anche drastiche, e di successi inconfutabili.
E’ la storia un personaggio a tutto tondo, immerso nella cultura sportiva del suo paese, ma che infine diventa di tutto il pianeta: una storia universale di sport!
Era un’ uomo con un aspetto alle volte improbabile, a partire dal ciuffo spettinato, dai vestiti sgualciti fino ai modi spesso ruspanti. Sovrappeso, i capelli rossi spettinati, la maglietta parzialmente sbottonata, un Pass appeso a un passante della cintura (come se la sicurezza non lo divesse riconoscere), che urlava ed agitava le braccia a bordo campo. Quel personaggio che proprio per questo ha perfettamente incarnato la campagna commerciale della Miller Lite, con ex atleti, allenatori e celebrità; addirittura in uno spot, è entrato schiantandosi contro il muro di un bar.

Un uomo che sicuramente avrà avuto dei difetti ma che con le qualità che aveva è riuscito, in una maniera, a detta di tutti, semplice, a ritagliarsi un posto di importanza in tutto ciò che ha fatto ed a rimanere nell’immaginario collettivo lasciando un’impronta che rimarrà nel Football Americano.
Nel suo modo irrefrenabile, e con la sua voce inconfondibile, Madden ha lasciato un imprinting nello sport come, e più ,di altri grandissimi e tanto quanto il suo idolo, l’allenatore Vince Lombardi.
Prima della sua morte non ne sapevo granchè, se non che fosse stato l’allenatore di “quei Raiders”, campione del mondo, che fosse poi diventato telecronista e che il gioco sul Football Americano più famoso al mondo avesse il suo nome e spesso il suo faccione in copertina; lui stesso amava dire che quando molti giovani lo incontravano, gli era chiaro che lo conoscevano dal videogioco, e non come allenatore della Hall of Fame.
Sicuramente nel futuro i suoi meriti sportivi da giocatore non saranno ricordati.
Nonostante sia stato comunque scelto tra i professionisti perciò tra un numero limitato di atleti di alto livello nel football professionistico degli Stati Uniti.
E quando la sua carriera da giocatore si è drasticamente interrotta, è riuscito a studiare e diventare allenatore, fino a raggiungere il Super Bowl, vincendolo.
Nel suo discorso del 2006 alla Hall of Fame ha detto: “Non ho mai lavorato un giorno in vita mia. Sono passato da giocatore ad allenatore a commentatore e sono il ragazzo più fortunato del mondo”.
Lo stress della professione di allenatore lo porterà poi, però, a decidere di smettere e a scegliere di fare un mestiere che all’epoca era considerato un mestiere di serie B, cioè fare il commentatore televisivo, un mestiere che non era guardato troppo bene dagli uomini in Campo.
Lui però è riuscito, con il suo modo semplice e alle volte caciaroso, a entrare nelle grazie del pubblico ed anche attraverso l’uso di strumenti innovativi per l’epoca, e ad essere comunque moderno e di facile comprensione, la sua fame e il suo entusiasmo, come un orso appena svegliato, per lo sport, hanno reso l’ N.F.L. più interessante, più importante e divertente per più di 40 anni.
Era un tornado di originalità con il suo approccio bizzarro, con le sue famose X e O, i suoi effetti sonori da fumetto (Bam! Boom! Doink!) e i suoi scarabocchi elettronici sul Telestrator, ha insegnato a una generazione di tifosi come si sviluppavano i giochi del Football, come se fosse con una “lavagna nel soggiorno dell’America”.
Madden era anni luce avanti come commentatore e intrattenitore rispetto ai molti analisti che lo hanno preceduto.
Sembrava che stesse parlando di uno sport completamente diverso dal loro. I suoi predecessori in cabina erano più lenti nell’analisi di un passaggio o di una corsa e raramente indovinavano le giocate con la stessa abilità di Madden. I migliori analisti di oggi non sono così coinvolgenti o divertenti.
“John Madden è importante come chiunque altro nella storia del football”, ha detto Al Michaels, il suo partner in ABC e NBC. “Dimmi qualcuno che ha fatto tutte le cose che ha fatto John , e le ha fatte per un periodo di tempo lunghissimo”.
Ed è ovviamente vero.

Al Michaels e John Madden


John Earl Madden è nato ad Austin, Minnesota, il 10 aprile 1936, il maggiore di tre figli e l’unico figlio maschio di Earl e Mary (Flaherty) Madden. Suo padre era un meccanico.
La sua famiglia aveva mezzi modesti. Quando John aveva 6 anni, la sua famiglia si trasferì in California, in un sobborgo di San Francisco.
Gli piaceva lo sport, e si dedicò anche al Baseball, tanto che ebbe opportunità di entrare nelle serie minori e anche Red Sox e Yankees espressero interesse nei suoi confronti.
Lui però continuò col college.
La sua abilità in linea offensiva attirò le attenzioni dei Philadelphia Eagles, che lo scelsero nel 21° round del draft 1958.

Madden in tenuta di gioco


Sfortuna volle che proprio durante la preparazione al primo campionato si sia infortunato ad un ginocchio in una maniera che gli costerà la carriera, ma il buon Johnny non si perse d’animo.
Durante la riabilitazione a Filadelfia iniziò a passare alla fase successiva della sua vita. Durante le revisioni dei filmati di gioco con il quarterback della Hall of Fame Norm Van Brocklin, Madden fu incoraggiato a iniziare a pensare come un allenatore.
Ha perseguito quella vocazione in California, dove ha lavorato per quattro anni all’Allan Hancock College, due come capo allenatore e per tre anni allo stato di San Diego, come assistente.
Diceva: “ho capito assistendo ad una lezione di Vince Lombardi, che parlo per 8 ore di un unico schema, quanto poco sapessi di football…”.
Fu a San Diego, nel novembre 1966, che Madden incontrò per la prima volta Al Davis, un incontro che avrebbe cambiato il corso della storia del football.
Per un’ora parlarono di strategia e schemi.

Al Davies, leggendario proprietario dei Raiders

Al Davies, leggendario proprietario dei Raiders


Solo molto più tardi, molto tempo dopo che Davis lo aveva assunto nel 1967 per supervisionare i linebacker dei Raiders e poi lo aveva promosso a capo allenatore due anni dopo, che Madden si rese conto che in effetti si era seduto con Davis per un’intervista.
La loro relazione era complicata. A volte era irta di tensione e pressione, con Madden che navigava tra i capricci del suo esigente capo.
Ma Davis apprezzava la capacità di Madden di gestire le diverse personalità dei suoi giocatori e di plasmarli in una squadra coesa e vincente. Nel 2006, Davis ha presentato Madden alla Hall of Fame.
Madden, nel 1969, all’età di 32 anni, aveva ereditato una squadra che aveva un record di 25-3 combinando le due stagioni precedenti, e doveva mantenere lo standard di eccellenza dei Raiders. Forse il suo più grande successo è stato lavorare per 12 anni per Al Davis, il proprietario irascibile e machiavellico dei Raiders, e rimanere con lui intimo amico fino alla morte di Davis.
Ma quando Madden si ritirò, dopo essere stato colpito da ulcere e attacchi di panico, poteva vantare un curriculum che includeva il Super Bowl XI ; in regular season (103-32-7), la migliore tra gli allenatori che hanno giocato almeno 100 partite.

Madden in trionfo dopo la vittoria al Super Bowl XI


I suoi modi senza copione si sono tradotti anche nello spogliatoio dei Raiders – dove ha guidato un gruppo di sedicenti fuorilegge e disadattati a otto apparizioni ai playoff in 10 stagioni come capo allenatore.
“Era come lo vedevi in TV”, ha detto Ted Hendricks, un linebacker della Hall of Fame che ha giocato per Madden dal 1975 al 1978. “Ci ha dato la libertà, ma ha sempre avuto il controllo completo dei suoi giocatori”.
Si considerava, in fondo, come un ragazzo normale a cui è capitato di sapere molto sul football.
Anche come Head Coach Madden era diverso anche quando si approcciava alla sua squadra di cosiddetti rinnegati. L’immagine di Madden era la sua corporatura fuori misura che balzava sul campo, infrangendo i principi del decoro con le braccia che si agitavano, e lui che correva con i capelli rossi che cadevano contro una faccia rosa.
Madden aveva abbandonato il codice di abbigliamento dei Coach di NFL e incoraggiava l’espressione individuale, tollerando la propensione dei suoi giocatori per le notti selvagge e le baldorie perché, sapeva, gli avrebbero sempre dato il massimo, specialmente la domenica.
A differenza degli allenatori del suo tempo, imponeva poche regole, chiedendo loro solo di ascoltare, di essere puntuali e di giocare duro quando lo richiedeva. Madden disse al New York Times nel 1969 che “devi essere onesto sul fatto di essere te stesso”; per lui, ciò significava trattare i suoi giocatori come “esseri umani intelligenti”.
Madden si ritirò da allenatore degli Oakland Raiders nel 1979, all’età di 42 anni con una vittoria al Super Bowl al suo attivo, ma trasformò la seconda parte della sua vita in un bis, come fosse un inviato dal bar d’angolo, per spiegare e semplificare i misteri del Football al tifoso comune, rivoluzionando cosi le trasmissioni sportive perché in fondo, Madden, era un allenatore e, per estensione, un insegnante.
Pero il pensiero di supervisionare un altro camp, un’altro anno di preparazione, lo tormentava.
Lombardi aveva allenato per 10 anni, e anche Madden.
Sembra difficile da immaginare, ma quando Madden sperimentò per la prima volta la telecronaca, era rigido ed incerto, lontano dal professionista raffinato che avrebbe stabilito lo standard per i futuri analisti.
A quel tempo i commenti sul football tendevano principalmente ad un approccio conservatore.
L’analisi accessibile di Madden con X e O ha fatto innamorare il pubblico, che spesso si sintonizzava solo per lui.
Si impegnava moltissimo nella sua preparazione.
Madden ha introdotto quello che ora è un esercizio standard nel mestiere: studiava gli allenamenti, i filmati di gioco, intervistava allenatori e giocatori il venerdì e il sabato.
La domenica, poi, usava quelle informazioni per analisi animate, convincenti e spesso preveggenti, disegnando i giochi con un Telestrator, uno stilo elettronico (i cui scarabocchi riflettevano l’aspetto spesso sgualcito del suo gestore) mostrando dove sarebbero andati i giocatori e perché.

Madden al Telestrator


E proprio alla CBS, a partire dal 1979, ha introdotto la sua tradizione del Ringraziamento: donare un tacchino ripieno di anatra ripiena di pollo, alla squadra vincitrice. Il turducken. Questo festival del pollame esisteva prima che Madden lo rendesse famoso, ma sembrava essere stato creato esclusivamente per soddisfare l’appetito di Madden e il suo desiderio di parlare di cibo durante i giochi.

Il cibo era un leitmotiv nel mondo di Madden. Durante un viaggio sul suo autobus una volta disse: “Le uniche cose che hanno un buon odore sono il grasso e lo zucchero. Il tofu bollito non ha un buon odore”.
Grazie a tutto questo la sua figura è diventata il volto di campagne pubblicitarie di grande successo, come la più famosa dove sfondava i pannelli di carta nella pubblicità di Miller Lite.
Il suo videogioco Electronic Arts è divenuto un fenomeno culturale con uscite annuali di mezzanotte e tornei diffusi dal 1988, vendendo decine di milioni di copie con un fatturato di miliardi.
Il gioco originale, “John Madden Football”, è stato sviluppato per il computer Apple II con un modesto successo commerciale. Fu solo dopo che ebbe enorme successo.

La copertina della prima versione del gioco


Ma quando il fondatore, Hawkins offrì a Madden, la possibilità di “avere tutte le azioni che desideri”, l’ex allenatore dei Raiders capì cosa significasse “avere”: cioè avrebbe dovuto acquistarle.
Madden volle. “Non ti darò i miei soldi”.
Il prezzo delle azioni passò da $ 7,50 nel 1989 a $ 70,00 nel 1999, Madden in seguito ha detto che non acquistare quelle azioni è stata “la cosa più stupida che abbia mai fatto in vita mia”. Madden poi, ha firmato nel 2005, un accordo da 150 milioni di dollari con la società per usare il suo nome e la sua immagine in modo perpetuo, oltre a ottenere royalties annuali.
Madden era in realtà la terza scelta per quella pubblicità. Inizialmente si voleva usare Joe Montana, ma l’allora quarterback dei Kansas City Chiefs aveva già un accordo con Atari. La seconda scelta di Hawkins era l’allora allenatore Joe Kapp, un ex quarterback di NFL e CFL, ma voleva i diritti d’autore.
Quando EA si è avvicinata a lui, Madden, ha visto il videogioco come un’opportunità per insegnare alle persone il football e come uno strumento per gli allenatori. Madden ha rapidamente respinto l’idea che si trattasse di un gioco sette contro sette. “Se non è 11 contro 11, non è vero Football. Se ci sono io, devono esserci 22 ragazzi sullo schermo!” EA ha convenuto, e il resto è storia di videogiochi e cultura pop.
Nel suo lavoro di telecronista però c’era un problema: gli era venuta una paura invalidante di volare, “Hai viaggiato in giro ma non hai mai visto niente”, ha detto Madden al Washington Post nel 1984, “Tutto era un aereo, un autobus, un hotel, uno stadio, un autobus, un aereo e tornare a casa. Un giorno ho detto: ‘Ci deve essere di più nella vita, di questo”.
E così ha cambiato il suo sistema di spostarsi, e, in quel modo, ha incontrato molti dei suoi fan mentre attraversava il paese, prima sui treni, e poi nel suo Madden Cruiser, un pullman che per più di 20 anni, ha guidato Madden da e verso i suoi incarichi.

Madden nel suo pulmann "Madden Cruiser"

Madden nel suo pulmann “Madden Cruiser”


Quando Madden ha salutato familiari e amici sul volo che aveva noleggiato per loro per partecipare alla sua cerimonia di insediamento presso la Pro Football Hall of Fame di Canton, Ohio, nell’agosto 2006, era la sua prima volta su un aereo in 27 anni.
“Quando si fermava da qualche parte su quell’autobus, era come se fosse arrivata l’Air Force One”, ha detto Fred Gaudelli, che ha viaggiato con lui per sette anni. “Era fantastico il modo in cui le persone reagivano a quella cosa, un evento in ogni paesino”. Partecipava e fiere, incontri o solo si fermava a salutare i fans.
Nel 2002, fu chiamato un’altra volta per aumentare le fortune del “Monday Night Football”, che stava perdendo terreno.
“È il miglior analista nella storia dello sport. È in grado di superare le persone della mia età, che lo ricordavano come un allenatore, fino ai 12 anni”. disse Dick Ebersol, allora presidente della NBC Universal Sports.
Madden ha ricevuto 16 Sports Emmy Awards, di cui 15 come miglior analista.
E’ fatto pubblicità, è stato autore di successo, ha messo la sua faccia in uno dei primi videogiochi, poi diventato icona, vendendo milioni e milioni di copie.
Con questo non voglio dire che sia stato un santo o un grande statista dico solo che da vissuto la sua vita appieno in maniera coraggiosa e fortunata ed è arrivato ad essere un’icona che probabilmente sarà ricordata anche più dei grandi campioni del mondo e oggi, devo ammettere che la sua vita è stata è invidiabile.

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