Storia del Pro Bowl: i giorni nostri

by Giorgio Bianchini
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Sono ormai lontane nei nostri cassetti dei ricordi, i placcaggi bestiali di Sean Taylor durante uno dei tanti Pro Bowl.
Sono ormai lontane le partite pre Super Bowl, dove si vedevano i migliori giocatori della lega darsele di santa ragione per far trionfare la AFC oppure la NFC.
Eppure la NFL davvero ce l’ha messa tutta per non far tramontare il fascino di questa storica battaglia sportiva, nel 2014 si pensò di denominare i 2 team, “Team Sanders” e “Team Rice”, con le 2 leggende della Hall of Fame come capitani ed allenatori.

Pro Bowl 2014 “Team Sanders” vs “Team Rice”


La formula fu abbandonata dopo 3 anni in concomitanza dello spostamento di location del Pro Bowl, da Honolulu, un po troppo distante effettivamente, ad Orlando in Florida, dove il clima è sempre ottimo.
A parte il netto dominio AFC degli ultimi 5 anni, tra Orlando e la nuovissima location Las Vegas, dentro l’astronave nera dei Raiders, l’Allegiant Stadium, molti dei mostri sacri dei giorni nostri si sono guadagnati i premi di best offense e best defense del Pro Bowl.
Da Travis Kelce dei Chiefs (offense) e Lorenzo Alexander dei Buffalo Bills (defense), della gara del 2017, per passare da Patrick Mahomes e Jamal Adams nel 2019 per finire con Justin Herbert per l’attacco e Maxx Crosby per la difesa, nell’ultimo Pro Bowl tenutosi in Nevada.

Gli MVP del Pro Bowl 2019


A parte la festa per le strade, per i tifosi provenienti da tutta America e per i giocatori che si cimentano in gare tra di loro molto divertenti, nei giorni precedenti alla partita, l’appuntamento della gara diveniva sempre più snobbato e poco considerato in termini di agonismo da parte dei protagonisti sul gridiron.
Faceva più rumore la rissa in discoteca di qualche pro bowler nelle sere antecedenti all’evento nazionale, che la gara in sé, ormai priva di stimoli e con la giustificata paura da parte dei giocatori, ormai a fine season, di procurarsi un infortunio evitabile.
L’ultimo atto del Pro Bowl andato in scena a Las Vegas il 6 febbraio 2022, è stato qualcosa di scadente per impegno e fisicità.
Si è arrivati a denigrare la storia di un appuntamento si privo di senso in termini di gloria o palmares, ma che comunque voleva significare, per chi aveva la fortuna di giocarlo, di essere stato votato dai propri tifosi e selezionati dagli head coach, per rappresentare la lega, ovvero i migliori giocatori della NFL che sfortuna loro non potranno partecipare al Super Bowl.
Sono distanti anni luce le battaglie con protagonisti Micheal Irvin oppure Marshall Faulk, le gare giocate allo spasimo tra Adrian Peterson e Larry Fitzgerald, partite sudate che tenevano incollata allo schermo mezza America.

Adrian Peterson al Pro Bowl


In soccorso alla NFL, quasi priva di idee, ecco arrivare uno sport propedeutico al gioco del football, soprattutto per le giovani leve che si affacciano al mondo del football americano e che, per modo e stile di gioco è stato creato privo di contatto.
Sacrilegio, il contatto è tutto nel football, gioco tra i più maschi del mondo che si gioca in calza maglia e come premio dona ai vincitori un anello.
Eppure il così denigrato flag football, corre in soccorso di papà football americano e non solo per risollevare lo spirito ormai assente dello storico Pro Bowl.
Uno sport, il flag football che sta prendendo piede in tutto il mondo, grazie ai World Game appena giocati e ai prossimi giochi olimpici che vedranno “la flag” come uno dei tanti sport dove competere.
Il flag football che si gioca su un campo molto ridotto, 5 contro 5, dove si hanno 4 down per superare la “middle” del campo, per poter avere altri 4 down per avanzare e cercare di fare touchdown, in America sta venendo molto reclamizzato, visto un calo di interesse nei ragazzi delle high school per uno sport dove l’infortunio, spesso anche serio, è sempre dietro l’angolo, e il calcio inizia sempre di più a far pesare la sua presenza.
Molti campionati e tornei sponsorizzati dalle 32 franchigie nei loro “territori” e dalla NFL iniziano a farsi notare sempre di più, grazie anche alla spinta di social media molto influenti come Facebook e Instagram.

Pubbblicità della NFL Flag


Basta dare un’occhiata alla pagina ufficiale della NFL FLAG per vedere schiere di ragazzi, dai più piccoli a quelli un pò più grandi, da maschi vigorosi a file di ragazze che finalmente possono dare sfogo alla loro voglia di football, sorridere, correre e gioire dopo una veloce azione di flag football.
Perché quindi, non trasformare una partita che crea paura nei suoi protagonisti, per infortuni indesiderati dopo una lunga stagione di tackles e placcaggi, in qualcosa di sicuro, veloce e divertente.
La NFL ancor una volta riesce a trovare il modo di modificare ma soprattutto di portare avanti la tradizione del Pro Bowl, tutelando i giocatori e garantendo comunque spettacolo ai tifosi di tutto il mondo ormai.
Rinomati i “Pro Bowl Game”, come tutti gli anni vedranno i protagonisti cimentarsi in varie prove di abilità, tra famiglia e fans e fino a qui nulla di nuovo.
La vera novità sarà che alcune di queste prove e la gara principale che si terrà domenica 5 febbraio, sempre a Las Vegas, sarà una partita di flag football tra la AFC e la NFC.
Tutti felici e contenti dunque, persino il 14 volte pro bowler Peyton Manning, che sarà presente con ESPN, farà parte dello staff tecnico della AFC, mentre il fratello Eli dovrebbe schierarsi nella sideline NFC.
Tre sono le soluzioni date da questa innovativa idea che ai più romantici piace poco.
La prima è tutelare i giocatori sotto contratto, che a fine stagione sono pieni di acciacchi, la seconda è rivalutare uno storico evento come il Pro Bowl, che da sempre regala una domenica in più di football giocato, e terzo dare nuova linfa al recruiting di nuove leve con il flag football, dove è dichiarato fallo il contatto.
Ammettiamolo, tutti saranno curiosi di vedere un missile come Tyreek Hill sgusciare tra 2 uomini, oppure Justin Jefferson cimentarsi in un “one hand catch” stratosferico, in quasi completa libertà nella ridotta endzone.

Michael Vick, mentre gioca a Flag Football


Chiramanate a questi due fenomeni gli auguriamo di saltare a piè pari l’evento del Pro Bowl e giocare la settimana dopo in Arizona in un evento di tutt’altra portata.
Tra chi promuove la questione e chi si rifiuta, quasi giustamente, di paragonare il flag al football americano, rimane il fatto che per noi, amanti dei giochi oltre oceano, ne gioviamo sicuramente, visto che il Pro Bowl che tanto attira noi appassionati, continuerà ad esistere, cambiando le proprie vesti senz’ altro ma regalando un enorme spettacolo che ultimamente era stato opacizzato dai loro protagonisti.

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