Nicknames/2

by Marc Taccone
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In questa seconda puntata tratteremo la Top10 dei soprannomi più famosi dei giocatori di football americano. Ho deciso di evitare i soprannomi che nascono da un gioco di parole impostato sul nome, sebbene a volte siano geniali (tipo Fitzmagic) trovo che nascano da una “forzatura” e quindi ho preferito quelli che non storpiano o nascono dal nome dell’atleta, ma che riguardano particolari capacità o storie.

• Revis Island

“Sei sulla mia isola adesso, nessuno verrà a cercarti” dopo che un giornalista aveva comparato le sue capacità in copertura sui wide receivers all’essere disperso su di un’isola, Darrelle Revis si approprió del soprannome facendone praticamente un marchio di fabbrica e continuando a ricordarlo ai suoi diretti avversari.

Shady

Il riferimento all’ombroso LeSean McCoy risale ai giorni della sua infanzia quando bastava un nonnulla per fargli cambiare completamente umore, uno dei pochi giocatori ad avere un soprannome affibbiatogli dalla madre che poi ben si sposó con la sua elusività in campo nel ruolo di running back, e negli ultimi due anni per essere stato in grado di vincere il Super Bowl con Chiefs e Buccaneers standosene per lo più “nell’ombra”.

LeSean McCoy

Ocho Cinco

Com’è nella più tipica delle personalità esplosive dei wide receivers il velocissimo ed elusivo Chad Johnson chissà per quale motivo iniziò a riferirsi a se stesso come Esteban Ocho-Cinco, omaggiando il proprio numero di maglia, fino al punto di cambiare il proprio cognome da Johnson a Ocho-Cinco, per fare poi retromarcia nel 2012 una volta smessa la divisa dei Bengals.

Megatron

Quando il fenomenale wide receiver dei Lions venne in Italia a presenziare l’Italian Bowl si tenne una conferenza stampa, al momento di fare la prima domanda tutti i presenti in sala tentennarono, forse per il timore che Calvin Johnson incuteva in maniera del tutto spontanea. Decisi di rompere io il ghiaccio facendo una domanda semplice e non troppo impegnativa:
“Calvin, ti piace il nickname Megatron?”
Lui si aprì in un sorriso e raccontó che quando cominciarono a chiamarlo così non sapeva che Megatron fosse il “cattivo” dei Transformers, ma il fatto che rappresentasse un potere quasi imbattibile ben si attagliava al suo personaggio. Avrebbe peró preferito un soprannome non legato ad una visione da “villain”.

Calvin Johnson in Italia

Prime Time

In sostanza “Prima Serata” nel gergo televisivo, quando vanno in onda i blockbuster e le trasmissioni che più hanno effetto sul pubblico. In senso più ampio, almeno in America del nord, “il momento giusto” per la capacità dell’all purpose Deion Sanders di tirare fuori la giocata più importante nel momento esatto in cui la sua squadra ne necessitava una, un intercetto, una pick six o un ritorno in touchdown. Il sospetto, più che fondato, è che quando Sanders nelle interviste “mi chiamano Prime Time perché faccio queste cose” si riferisse per lo più al fatto che lui stesso si fosse dato quel soprannome e lo avesse imposto ai media.

Deion Sanders contro Jerry Rice

The Juice

Altro soprannome arrivato dall’infanzia, “il succo” che dava l’idea di qualcosa di dolce. Invano i media cercarono di attribuire delle qualità ad O.J. Simpson che potessero sposarsi con l’idea di un succo di frutta, ma tutto svanì nel nulla dal giorno dell’inseguimento sulle Highways di Los Angeles sulla sua Bronco bianca dopo l’omicidio della fidanzata e del suo amante. L’origine del soprannome derivava dall’acronimo del nome O.J. che era comunemente usato per indicare il succo d’arancia.

O.J. In tribunale durante il processo

  All Day

Adrian Peterson da bambino era iperattivo, e i genitori lo chiamarono “all day” perché, dissero, il piccolo Adrian se avesse potuto avrebbe corso 24h su 24. Una genesi un po’ banale per un soprannome che fu poi il simbolo distintivo della tenacia e della inossidabile voglia di primeggiare del running back dei Vikings.

Adrian “All Day” Peterson

  The Bus

Quando La squadra degli Steelers doveva conquistare da 1 a 3 yards tutto lo stadio sapeva a chi avrebbero dato il pallone. Jerome Bettis era una specie di caterpillar schiacciasassi che travolgeva chiunque gli si parasse davanti, e la sua capacità di continuare ad avanzare nonostante ci fossero giocatori che gli si attaccavano a qualsiasi appiglio gli valse uno dei soprannomi più belli e riconoscibili dello sport americano, “l’autobus” o, come dicono loro: The Bus.

Jerome Bettis, The Bus in azione

  Sweetness

Soprannome guadagnato dal fenomenale running back dei Chicago Bears Walter Payton quando militava alla Jackson State University per tre caratteristiche fondamentali, l’agilità tra le maglie degli avversari, le fenomenali qualità di ballerino ma soprattutto il carattere estremamente gentile ed amichevole che alla sua prematura morte fece decidere alla lega di dare il suo nome ad uno dei riconoscimenti individuali più ambiti dai giocatori NFL, quello che riguarda gli atleti che più si impegnano a migliorare la vita degli altri.

La classe di “Sweetness”

  The refrigerator

Un altro orso in testa a questa speciale classifica è il corpulento (152kg su 188cm) William Perry chiamato “il frigorifero” proprio per le sue dimensioni, bloccatore proprio da Sweetness da fullback quando Dikta lo utilizzó per fare un dispetto al suo defensive coordinator che si ostinava a non farlo giocare in difesa. Dimensioni mastodontiche che fecero il giro del mondo quando, da uomo di linea di difesa, gli venne affidata la palla per un primo e gol nel Super Bowl XX, che naturalmente finì con un touchdown quasi incontestato. La misura del suo anello del Super Bowl è della taglia più grande di qualsiasi altro giocatore che abbia partecipato all’evento. Tale taglia è la 25, mentre la taglia media di un maschio adulto oscilla tra il 10 e il 12.

The Refrigerator sfonda e segna al Super Bowl

Alla prossima settimana per la puntata sui soprannomi più strani della nfl

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