Looker Room: Chiara Tomaz

by Gaia Ventura
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Ciao Chiara, anche quest’anno terrai il corso per diventare arbitro di football americano. Potresti spiegarci brevemente in che cosa consiste il corso e come fare per diventare un arbitro?
Ebbene sì anche quest’anno avrò l’onòre di accompagnare degli amanti del football all’interno del nostro mondo zebrato, ma avrò anche l’ònere di farglielo piacere, di insegnargli a districarsi fra regole e meccaniche, di fare crescere in loro la voglia di mettersi in gioco. Il prossimo corso inizierà Sabato 19 Febbraio, consiste in 7 lezioni on-line di due ore ciascuna durante le quali vengono trattati tutti gli argomenti fondamentali del regolamento e delle meccaniche del football americano. Al termine del corso gli aspiranti arbitri dovranno sostenere un esame scritto a quiz con risposte multiple e uno orale basato sulla discussione di alcuni video. All’aspirante arbitro verrà dato tutto il materiale sul quale studiare, materiale che verrà discusso durante le lezioni.

Cosa vuol dire per te essere un arbitro?
E’ una domanda difficile alla quale rispondere. Ho iniziato nel 2007, quasi per sbaglio e al momento sto andando verso le 600 partite arbitrate. L’essere arbitro ormai fa parte della mia vita, mi ha dato modo di conoscere molte persone, fare esperienze incredibili in giro per il mondo, dalla Cina agli USA e conoscere la persona che mi sta accanto.
Essere un Arbitro vuol dire avere la voglia di continuare a studiare sempre, di non sentirsi mai arrivati, ma vuol dire anche allenamento fisico, sacrificio e tanta tanta passione.
Essere arbitro vuol dire darsi degli obbiettivi di crescita da raggiungere nel tempo, segnarsi in un taccuino gli errori e i dubbi e in settimana studiare quell’argomento perché l’errore non sia stato commesso per nulla ma ti abbia insegnato qualcosa.
Essere arbitro vuol dire saper relazionarsi con gli altri, saper mantenere il controllo della situazione e la mente lucida anche nei momenti più complicati, saper dialogare con gli altri.
Essere arbitro vuol dire conoscere bene il regolamento e le meccaniche ma per essere un buon Arbitro non devi solo conoscerle ma devi saperle applicare in base alla situazione di gioco, alle categorie, al punteggio; la tua mente deve essere flessibile ma sempre lucida.
Essere arbitro vuol dire essere felici ogni volta che si mette un piede in campo, ogni volta che sta per essere calciato un kickoff, avere il cuore che batte forte per ogni finale, anche se è l’ennesima che fai anche se è la finale della serie minore.

Chiara in campo – Ph: Irena Leite

Non è certo la prima volta come tutor dei nuovi arrivati. Da quanti anni ricopri questo ruolo e qual è la tua esperienza?
No, in effetti non è proprio la prima volta. Ho cominciato a fare il Tutor in campo molti anni fa, seguivo i rookie alle prime partite standogli vicino durante gli scrimmage, indicandogli come muoversi nelle varie situazioni di gioco, cosa guardare, cosa ripetersi in testa ogni volta che succede qualcosa. Per qualcuno sono diventata un incubo e mi dicono che sentono ancora la mia voce quando sono in campo e sbagliano qualcosa.
Invece il primo corso come Istruttrice è stato nell’autunno 2017 e da allora gli arbitri a cui ho fatto il corso sono quasi un centinaio. Da poco sono stata nominata anche Responsabile della Commissione Formazione per il Comitato Italiano Arbitri di FIDAF.
Mi piace molto lavorare assieme ai nuovi arbitri o agli aspiranti tali perché è una maniera di consegnare ad altri quello che un giorno è stato dato a me. Nel 2010 quando sono stata designata per arbitrale il Primo Mondiale Femminile di tackle a Stoccolma è venuto in Italia, apposta per istruire me e un altro arbitro, Carl T.Paganelli, che ci ha dedicato un’intera settimana in cui abbiamo studiato guardando video tutto il giorno e il weekend lavorando in campo.
Carl, giusto per chi non lo sappia, è stato premiato dalla NFLRA (National Football League Referees Association) conferendogli il premio FRIEND FOR LIFE per il supporto che ha dato all’associazione arbitrale NFL. Carl è diventato così il mio Mentore, il mio punto di riferimento e quando è venuto a mancare gli ho promesso che avrei donato ad altri quello che lui ha donato a me: tempo, passione, amicizia e conoscenza. È una maniera per ringraziarlo ma anche per condividere con gli altri la grande fortuna che ho avuto io ed espanderla nel tempo, perché molti degli arbitri a cui ho fatto da tutor amano “aiutare” gli altri insegnando quello che sanno … e questa cosa mi riempie di gioia e soddisfazione.

Ph: Michele Critelli

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