Friday Night Lights

by Piero Cabianca
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Dobbiamo capire una cosa quando si parla di Sport.
Lo Sport di un paese riflette la sua mentalità.
Anzi, più che lo sport esclusivamente in se stesso, lo sport come viene praticato dai giocatori e sentito dalle comunità.
Anche se noi pratichiamo uno sport di connotazione totalmente statunitense, in Italia sarà impossibile praticarlo con gli stessi crismi con cui viene praticato in America, essendo noi al di fuori di quella struttura sociale, senza averne l’organizzazione scolastica e la mentalità sportiva che ne consegue.
Dobbiamo anche tener conto di cos’è lo sport e cosa rappresenta nelle varie culture. C’è chi crede lo sport sia un passatempo, un hobby, per realizzare se stessi, c’è chi lo considera una lotta, simulacro della guerra ma anche propedeutico alla scalata sociale.
Ci sono delle cose basilari da considerare:
La prima: il collegamento tra lo sport, la guerra ed i gesti dei soldati con o senza armi;
la seconda: il mantenimento della forma fisica, in maniera ludica.
Ora, i nostri sport, che i Greci ci hanno tramandato, sono essenzialmente del primo tipo, da cui le olimpiadi, poi imitati anche da altri con cui sono venuti a contatto.
Invece i Romani, che dai Greci molto hanno preso, hanno introdotto il gioco di squadra del secondo tipo, probabilmente copiandolo da usanze precedenti o vicine, nelle quali si martoriava il corpo dell’avversario vinto fino a smembrarlo.

Gli antichi Romani ed il gioco della palla

Gli antichi Romani ed il gioco della palla

Ecco che nasce la PALLA, ed il passarsela o rubarsela, un po’ come poi sarà per il Polo…
Da questo primordiale gioco decisamente macabro, molte sono state le derivazioni con la Palla, mossa in maniera diversa, con le mani, o con i piedi, lanciandola o portandola ed addirittura realizzando “palle” di forma diversa; sicuramente il calcio fiorentino, il calcio inglese, il rugby ed infine il football americano.
La spettacolarizzazione dello sport poi, portato in antichità ai massimi livelli proprio nelle arene Romane, è una caratteristica del ventesimo secolo, con enormi implicazioni economiche e politiche.

I Permian Panthers di Odessa

Abbiamo già visto come in America sullo sport scolastico non ci sia molto da scherzare. Non si parla quasi mai di passa tempo. È un’istituzione molto selettiva che può portare ad affrancarsi grazie al professionismo. I ragazzi cominciano molto giovani a praticarlo, spinti dalla comunità. Se hai delle doti devi sfruttarle per raggiungere il risultato. E questo non è esclusivo dello sport universitario, ma comincia ben prima.
Uno dei primi casi che ha scritto di questa realtà molto radicata già nella scuola superiore, ma poco portata alla luce, è stato il libro Friday Night Lights, del 1990.
Nel 1988 H.G. Bissinger , un giornalista investigativo si prese un anno sabbatico per trasferirsi, conoscere e raccontare una di queste realtà, in una delle comunità, bianche, più pericolose e bisfrattate degli Stati Uniti.

La cover del libro nell’edizione statunitense

Odessa, Texas (West Texas) situata nel cuore della produzione petrolifera, dove prima c’è il football, e poi c’è tutto il resto – «la città peggiore sulla faccia della Terra, paradossale combinazione tra il vecchio Sud e il selvaggio West», con uno dei più alti tassi di omicidi della nazione, al quinto posto nella classifica delle città americane più pericolose del 1987 .

La mappa del Texas

Un luogo dove dopo il boom petrolifero seguì la depressione economica e velocemente quella sociale.
Perciò una comunità non più ricca, che racchiude in se le molte facce dell’America, con uno stadio costruito negli anni ‘80 da 5,6 milioni di dollari, composto da “due enormi ali di cemento con un campo da football annidato nel mezzo”; dove ventimila spettatori, ogni venerdì sera sperano, grazie alle performance ed ai risultati dei propri ragazzi, anche senza grande talento, di provare a redimersi da miseria ed umiliazione. Così non si può raccontare lo sport senza capire cosa succede intorno e fuori dal campo; non si può dire la storia di un campionato, di una squadra, senza averla compresa, senza averla attraversata. Ecco il perché del bisogno di immergersi per una stagone intera negli equilibri di una squadra, vivendo ed intervistando giocatori, staff, famiglie, tifosi.

Lo stadio da football di Odessa

Qui il football liceale è in grado di tenere in mano le sorti di un’intera città, condizionando la vita dei suoi abitanti.
Certo, non si può pensare che questo sia caratteristica esclusiva del football USA. Anche in altre realtà sport e affrancazione sono indissolubili. Ma la distanza che c’è tra quel modo di praticare lo sport e e come si pratica da noi, è notevole.
I ragazzi dell’High School finiscono la scuola intorno ai 18 anni.
Molti di loro, quasi tutti, non continueranno nè gli studi nè la carriera sportiva. Ma non riuscire a portare a casa un campionato vincente può segnarli per tutta la vita, o meglio, così viene fatto credere a quei ragazzi, perché in realtà, anche vincendo, spesso poi tutto ciò che gli rimane è esclusivamente un Anello. Anzi, viene da pensare che raggiungere quella fama e notorietà, senza un continuum, possa essere addirittura deleterio.

Odessa -Texas

Nel caso dei Panthers di Odessa pare proprio sia stato così. Passare dalle luci della ribalta con la propria gigantografia in divisa da gioco davanti casa, al completo anonimato, sicuramente non ha fatto bene ai protagonisti di quella storia, come lo stesso autore rileva nei report fatto 25 anni dopo ed uscito nel 2015.
Nessuno ce l’ha fatta, ne in campo, ne nella vita.
Se poi andiamo a seguira oggi, trent’anni dopo, le serie dedicate ai giocatori di High School (ad esempio QB1, su Netflix ), si evince come la situazione sia ancora la stessa e diffusa sempre più in tutta la nazione, comprese altre comunità e tra giocatori di diversa estrazione sociale; ragazzi che sacrificano tutto il loro tempo cercando di sfruttare al massimo il proprio talento, reale o presunto tale, rischiando per la maggior parte poi di rimanere con un pugno di mosche.
Essere un talento puro con prospetto di professionismo, significa avere un’enorme pressione, alte aspettative da parte di tutti, sia nella gestione del campionato che si sta affrontando, sia nei risultati per essere selezionati. Non si può sbagliare e … non ci si può far male.
E spesso i ragazzi, nonostante le raccomandazioni degli adulti, non hanno un piano B.
Eppure lo sport per come ce lo dipingiamo da noi avrebbe un altro significato, a partite dal Decubertiano “l’importante è partecipare!”; in realtà , solo per citare la provenienza, De Coubertin citò il vescovo Ethelbert Talbot, della diocesi di Bethlehem, Central Pennsylvania che in un sermone aveva detto: “The important thing in the Olympic Games is not so much the winning but taking part, for the essential thing in life is not conquering but fighting well“; e pare che quest’ultimo, a sua volta, avesse preso spunto da un filosofo greco, il quale disse: “L’importante non è vincere, ma partecipare con spirito vincente“.
E se noi pensiamo allo “spirito sportivo”, lo viviamo con un’idea ancora quasi cavalleresca, di principio e moralità, dove l’utilizzo di mezzi altri per raggiungere la vittoria dovrebbe essere esclusi a priori.
Ecco che quello che si potrebbe confondere per un libro di sport si rivela essere il racconto di una cultura che ancora sopravvive.
Esistono libri a cui si deve essere grati.
Libri che hanno influenzato il modo di raccontare di chi è venuto dopo.
Oggi chi voglia scrivere di sport e fare letteratura sportiva, deve moltissimo a libri come Friday Night Lights ed ad autori come H.G. Bissinger.

Una immagine del film “Friday Night Lights” del 2004 diretto da Peter Berg

Con due milioni di copie vendute negli Stati Uniti dalla sua uscita nel 1990, Friday Night Lights è considerato uno dei migliori libri mai scritti sullo sport, in grado di raccontare con precisione i valori fondanti e le storture dell’America di allora , come di oggi.
Dal Romanzo sono stai tratti un  film del 2004 diretto da Peter Berg, ed una serie televisiva, di 5 stagioni, dal 2006 1l 2011 conosciuta in Italia anche come High School Team.

 

Cover DVD della serie omonima andata in onda dal 2006 al 2011

 

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