Tira fuori la bestia

by Giorgio Bianchini
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È l’8 gennaio 2011, fa freddo a Seattle, quel gelo che ti penetra nelle ossa e ti accompagna fino a casa, dove solo una doccia bollente e una cioccolata fumante ti possono aiutare a sentire di nuovo mani e piedi.
Ci vuole qualcosa che scaldi l’ambiante, una giocata da far ribollire il sangue nelle vene, la gara è dura e il tempo ormai è quasi agli sgoccioli.
Si prova una corsa per i Seahawks e c’è tutto il campo, o quasi, da percorrere, prima di arrivare a meta.
La palla viene consegnata nelle possenti braccia di un runningback preso dai Buffalo Bills a stagione iniziata, per un quarto e un quinto giro, niente di che insomma.
Marshawn Terrell Lynch inizia a correre, supera uno, due, tre, sei, otto avversari, trascina a terra il malcapitato cornerback Tracy Porter, 81 cm per 87 kg di difensore, per terminare dopo 67 yards di corsa nella endzone dei 49ers.

Marshawn Lynch contro i Dallas Cowboys nel 2012

Sarà il touchdown decisivo e la gara di post season terminerà 41 a 36 per Seattle. Vittoria e il gelo si fa sentire meno.
Al termine di una delle azioni di football americano più belle di tutti i tempi, i sismografi di Seattle registreranno una lieve scossa sismica intorno allo stadio, all’800 di Occidental Avenue, causata indirettamente da Lynch e la tua “terrible run”, che da sfogo ai fragorosi tifosi Seahawks che, tra gelo e paura per la gara, rilasciano un’energia tale da far tremare l’impianto e le strade intorno all’allora Century Link Stadium.
Migliaia di persone a Seattle e milioni di telespettatori davanti ai televisori, avevano appena assistito alla nascita della “beast mode”, ovvero la bestia che Marshawn, nel dopo gara, dichiarerà di avere sempre dentro di lui, come un effetto naturale che ognuno ha e può sprigionare nei momenti che contano, e un playoff, arrivato in bilico al quarto e decisivo quarto contro i rivali storici di San Francisco era uno di quei fatidici momenti.
Nato a Oakland, già alle superiori nel 2003 Marshawn, che sceglierà il cognome della madre, anche lei portata per gli sport, soprattutto nell’atletica, dimostra di avere un fisico quasi sovrumano, praticando ben 4 sport tra cui il football americano, dove insieme al basket avrà più riconoscimenti.
Proprio in quell’anno Lynch esplode tra le fila della Oakland Tech, come running back, dopo aver provato da cornerback e widereceiver, calpestando 1722 yards e siglando 23 touchdown, tutto in sole 8 gare disputate.
Dopo essersi aggiudicato il Super Prep All American, viene accolto a braccia aperte dall’università di California Berkeley, i Golden Bears.

Lynch con i California Berkeley Golden Bears

Dopo i consueti 4 anni di college ecco che le porte del draft si spalancano di fronte alla giovane bestia californiana, e sono i Bills a puntare su di lui, scegliendolo come 12esimo assoluto, durante il draft del 2007.
Dopo 2765 yards rush e 17 touchdown, nel 2010 dopo un infortunio viene scambiato con i Seattle Seahawks, che stavano creando tra l’altro la famigerata “legion of boom”.

Marshawn ai Bills

Fu la definitiva consacrazione per “beast mode”, che insieme al calore della gente dello stato di Washington, dove piove in media 270 giorni all’anno e al suo grande compagno di college Justin Forsett, disputò 7 anni favolosi, vincendo un Superbowl, anzi distruggendo nel Superbowl XLVIII del 2013, i Denver Broncos per 43-8 e segnato un touchdown, perdendone uno l’anno seguente, contro i New England Patriots del GOAT Tom Brady, a causa di una chiamata di coach Carroll un pò dubbia a poche yards dalla endzone avversaria, ma soprattutto mettendo a segno corsa dopo corsa, sempre in modalità “bestia” 6381 yards rush, 58 td rush e chiudendo 335 primi down, tutto in 1469 portate.

“Beast Mode”

Verso la fine della carriera, trasportato dall’amore che Lynch provava per la sua città natale Oakland, decise di giocare per i Raiders, con l’intento di stimolare i bambini e i ragazzi, soprattutto dei bassi fondi, a percorrere la strada dello sport, fonte di salvezza in America per chi cresce nelle periferie meno fortunate.
Marshawn voleva far vedere alla nuova generazione di Oakland, città difficile, che uno di loro ce l’aveva fatta, che una superstar di Oakland era riuscita a sfondare nel football.
Tutto questo prima che i Raiders muovessero verso Las Vegas.

Lynch ai Raiders

In una ripresa video “rubata” in sideline, quando ancora Lynch era a Seattle, lo si vede dialogare con Richard Sherman sulle festività che stavano per sopraggiungere. Il famoso Thanksgiving Lynch lo avrebbe passato cercato di dare ristoro alla sua comunità, urlando al cielo “try to restore my comunity”.
A una bestia dal cuore d’oro come Marshawn, solo il Walter Payton Award manca alla sua straordinaria bacheca, premio che spetta ai giocatori che più si offrono per aiutare la loro gente o la loro comunità.
Al momento del ritiro, quando finalmente la “beast mode” aveva trovato pace dentro ai polmoni e ai muscoli di Lynch, nelle caselle delle varie statistiche di Marshawn si potevano contare, in 13 anni di lotte sul gridiron, 10413 yards rush e quindi membro dell’esclusivo “club delle 10000”, 85 td rush, 535 primi down tutto in 2453 corse.
Ma non finiscono qui i numeri impressionanti di Lynch, infatti, come aveva potuto sperimentare alle high school, anche come wide receiver non era affatto male, infatti la “bestia” metterà a segno 9 td pass, 2214 yds pass e conquistando 101 primi down.
Convocato a 5 Probowl e inserito in 1 all-pro, leader di td rush nel 2013 e nel 2014, Lynch che avrà una media strabiliante di 69.9 yards per game, attende soltanto, tra una beneficienza e una nuova fondazione che porta il suo nome, l’eterna gloria della Hall of Fame di Canton.
Saremo sempre grati a Marshawn per quello che ha dimostrato in campo, per noi amanti del football americano, saremo sempre grati a “beast mode” per farci scrivere ancora e ancora di gesta epiche e scosse sismiche dopo un suo touchdown e per averci insegnato che la bestia, che serve nei momenti più impegnativi, la abbiamo tutti dentro di noi.
Sempre.

La “bestia”

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